Borgata Campofei

Luogo: Castelmagno (CN), Borgata Campofei

Committente: “Società agricola semplice Chan Dar Fei” e Sigg. Canta

Data di completamento: 2016

Superficie costruita: 494 mq

Progettisti: Arch. Dario Castellino, Arch. Valeria Cottino, Prof. Daniele Regis

Progetto e D.L. Strutture: Ing. Ivano Menso

Progetto e D.L. Impianti: Ing. Silvano Bonelli

Collaboratori: Arch. Matteo Ravera, Arch. Nadia Frullo

Main contractor: Edil GP di Gautero Pier Luigi – Consorzio Mountain Group Edilizia

Fornitori: Nasi Serramenti, Martina Design

Crediti fotografici: Arch. Dario Castellino

Campofei è una delle più importanti borgate del comune di Castelmagno (CN) in alta Valle Grana. Sita a 1489 m di altitudine, ha una storia che affonda le sue radici nel Medioevo e deve il suo nome al limitrofo bosco del fei (faggio) citato anche in un documento contabile del ‘700. La borgata presenta un’elevata complessità dal punto di vista della morfologia di impianto, in quanto si possono rilevare diverse fasi di espansione a partire dal nucleo medievale attorno alla chiesa, dove trovano spazio le abitazioni principali che si aprono poi sui prati sovrastanti, contesi dalla presenza di ruderi di fienili e di sagome di faggi. Campofei ha visto il suo massimo splendore demografico a partire dalla metà dell’800, per subire poi repentinamente il fenomeno dell’abbandono in modo molto grave durante la prima metà del ‘900, così come testimoniato anche dalle fotografie del “fotografo invisibile” Clemens Kalischer che ha elevato l’alta Valle Grana a uno dei suoi soggetti più importanti.

La storia di Campofei cambia quando nel 2009 quattro imprenditori decidono di investire nel recupero dell’intera borgata attraverso la società agricola semplice Chandarfei, dando avvio con pochi interventi mirati ad una rivitalizzazione economica del borgo attraverso la creazione di microeconomie legate alla filiera del Castelmagno e alla produzione di erbe aromatiche, quali occasione di lavoro stabile per i giovani e di recupero della governance del territorio. La prima grande problematica alla realizzazione di un progetto completo e omogeneo di paesaggio è stata quella della frammentazione della proprietà, risolta attraverso l’acquisto dell’intero nucleo con le rispettive pertinenze. Il progetto di recupero ha dovuto fin da subito scontrarsi con le problematiche legate ai criteri di intervento su un patrimonio diffuso il cui avanzato stato di degrado e di abbandono sembrava mettere in difficoltà i temi della conservazione tout court rilanciando la sfida del progettare il dialogo tra antico e nuovo per la creazione di nuovi paesaggi.

I progettisti coinvolti nel processo di trasformazione sono gli stessi che hanno ridato vita alla borgata di Paraloup, in particolare gli architetti Dario Castellino e Valeria Cottino con la collaborazione del prof. Daniele Regis del Politecnico di Torino il quale ha coinvolto per diversi anni gli studenti dei suoi ateliers nella simulazione di progetto che è stata alla base delle linee guida di intervento. Il progetto partecipato ha visto quindi il contributo di tutti gli attori ai diversi livelli al fine di rendere il caso pilota di Campofei una buona pratica ribadendo la centralità del momento del progetto come unico strumento di riflessione multidisciplinare che permette di bilanciare le istanze della sostenibilità con quelle dell’innovazione e dell’architettura contemporanea alpina attraverso il sapiente uso di materiali innovativi (x-lam ed ecomateriali) per un reale incontro tra tradizione e innovazione.