Borgata Paraloup

PREMIO BIENNALE ARCHITETTURA 2018

Luogo: Rittana (CN), Borgata Paraloup.

Committente: Fondazione Nuto Revelli Onlus

Data di completamento: cantiere in fase di completamento

Superficie costruita: 700 mq

Costi: € 548.253,94 +IVA

Progettisti: Arch. Dario Castellino, Arch. Valeria Cottino, Arch. Giovanni Barberis, Prof. Daniele Regis

Progetto e D.L. Strutture: Ing. G. Gobino

Progetto e D.L. Impianti: Ing. F. Gobino, Ing. E. Gallo, Per.Ind. A. Olivero

Collaboratori: Arch. M. Ravera

Main contractor: Barberis Aldo S.p.A.

Fornitori: Segheria Romano, Carpenteria Metallica Forneris, Dovero Davide, Cappellino Serramenti

Il progetto per il recupero della borgata Paraloup in Valle Stura, rappresenta, nella sua completezza, la valorizzazione e la rinascita di una fetta di storia del nostro paese, sia per la sua valenza documentale che per il suo interesse antropologico e sociale. La borgata è simbolo della Resistenza, ma anche icona del patrimonio architettonico e paesistico in abbandono, immagine tangibile delle relazioni ancora leggibili tra valori naturali e antropici, tra paesaggio e insediamento.

La borgata si presenta composta da un nucleo di case in pietra, un tempo collegate alle attività stagionali di alpeggio, in condizioni di abbandono ed avanzato degrado. E’ disposta lungo due direttrici, una sorta di Tau che determina il suo principio insediativo. La prima linea di definizione è pianeggiante, taglia orizzontalmente l’abitato e coincide con il sentiero che collega Rittana a Valloriate. Il secondo asse, disposto verticalmente, è scandito da un susseguirsi di gradini che formano una chintana.

Il progetto di recupero ha configurato ogni azione nel segno dell’identità del luogo, della sostenibilità dell’intervento, della qualità ambientale e sociale, della conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico e paesistico, intesi come valori essenziali, attuali, vitali, autentici. Ha sottolineato la necessaria qualità del progetto architettonico, la possibilità concreta di adesione del progetto di architettura contemporanea ai principi fondamentali della conservazione e del restauro: quali la riconoscibilità, la reversibilità e il minimo intervento. 

Il metodo costruttivo lascia le tracce delle rovine come definizione dell’esistente e come lettura dei tessuti murari originali, trasformandole in contenitore ideale delle scatole di legno progettate. Queste, volute appositamente in legno di castagno, così da poterle costruire con materiali del luogo ed avere un bassissimo impatto ambientale, hanno per il I lotto la struttura portante in ferro mentre per il II lotto in legno, entrambe sono appoggiate su di una platea di fondazione in cemento armato. Le pareti, tutte dovutamente coibentate, formano dei pannelli costituiti da un doppio strato di legno con materiale isolante inserito internamente. Le coperture sono in lamiera, tranne dove si è reso ancora possibile l’utilizzo della vecchia copertura in lose. Le murature esistenti, in pietrame a vista, sono state rinforzate in modo da rimanere indipendenti dalla struttura in legno, e consolidate mediante soffiatura e pulizia degli interstizi e iniezioni in profondità di malta di calce a granulometria finissima. 

Il progetto prevede l’inserimento di un teatro all’aperto; uno spazio dedicato alla cultura, al turismo, al paesaggio, alla riscoperta della dimensione natura; una piattaforma in legno proiettata a sbalzo verso la pianura; un disegno che prosegue l’dea progettuale dell’intera Borgata, quella di preservare il valore spaziale e distributivo sia delle Baite che dei sentieri esistenti. 

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